• Erika Argiolas

The Making of Rodin al Tate Modern Review: la bellezza scorre in vene fatte di gesso


Rodin - Dettaglio di The Burghers of Calais (1884-1889) © Fotografia di Erika Argiolas

Immaginare una mostra su Rodin al Tate Modern è sicuramente un fatto che lascia interdetti. Siamo infatti, abituati a vederlo al Tate Britain o al V&A Museum. Ma forse è proprio questo tentativo di analisi differente dal solito che rende la mostra qualcosa di eccezionale e differente.

The Ey Exhibition: The Making of Rodin ci offre infatti un focus più unico che raro sui lavori in gesso di Rodin. Un’occasione per riscoprire il suo approccio alla creazione da un altro punto di vista, esplorando il suo uso creativo della frammentazione, la moltiplicazione, ripetizione, ingrandimento e assemblaggio di disparati elementi.

La mostra si ispira alla grande retrospettiva realizzata in suo onore nel 1900 in uno speciale Padiglione al Place de l’Alma a Parigi, allestita in concomitanza all’Esposizione Universale di Parigi: si trattava di una vasta mostra di pezzi in gesso, pensata per apparire come una passeggiata immersiva nello studio dell’artista. Questo intento era infatti sottolineato dalla decisione da parte dell’artista di voler esibire solo opere in gesso, piuttosto che in marmo o in bronzo, elementi per cui era meglio conosciuto.

Auguste Rodin (1840-1917)

Rodin nasce in relativa povertà nel 1840, fallì tre volte l’esame di ammissione all’Ecole des Beaux-Arts, acquisendo esperienza come assistente di laboratorio. Elemento che lui sempre sottolineerà come suo punto di forza:

Ho cominciato come artigiano per diventare un artista. Questo è l’unico, buon metodo.”
Rodin - The Age of Bronze (1896). © Fotografia di Erika Argiolas

Fu il suo nudo maschile, “L’età del Bronzo”, ad attirare l’attenzione al Salon di Parigi del 1877. Tale fu il realismo raggiunto dalla sua creazione che indusse giuria, funzionari, critici e membri delle belle arti, a criticarne pesantemente l’opera. Collocarono, così, scultura in una posizione marginale e a Rodin fu contestato lo stile lontano dai modelli decorativi dell’epoca. Inoltre, fatto ancora più grave, considerarono la figura del giovane nudo un calco.

Fu, quindi, istituita una commissione di inchiesta che lo condannò. Ma Rodin per dimostrare la propria onestà fece realmente il calco del modello, un soldato belga di nome Auguste Ney. Spedì poi la documentazione e il calco alla giuria del Salon che, però, non aprì nemmeno la cassa.

Auguste Rodin, Studio per Il pensatore, 1881, Parigi, Musée Rodin | © Fotografia di Erika Argiolas

Rodin lavorò principalmente modellando l’argilla, materiale malleabile che necessita - nella lavorazione - della costante presenza di umidità in modo da mantenerne la sua morbidezza; non potendosi inizialmente permettere di pagare un assistente, la sua aiutante fu Rose Beuret, sua partner per tutta la vita.

Nonostante siano stati al centro della mostra di Rodin, i calchi in gesso non sono stati riconosciuti come importanti quanto le opere in materiali più tradizionali fino al XX secolo inoltrato. Tuttavia, con la loro enfasi sul processo, la materialità e l'incidente creativo piuttosto che la finitura perfetta, continuano a segnare un momento di soglia nella storia della scultura moderna.
Rodin - Il Pensatore © Fotografia di Erika Argiolas

Rodin fece largo uso del disegno nello studio del movimento e delle dinamiche interne del corpo. Piuttosto che istruire e obbligare i suoi modelli ad assumere pose fisse, chiedeva di muoversi liberamente per lo studio.

Gli approcci di Rodin al disegno e alla scultura mostravano notevoli somiglianze. Traduceva infatti il disegno iniziale in diverse e svariate copie e ognuna di queste poteva svilupparsi potenzialmente in un nuovo lavoro che sarebbe poi risultato indipendente dallo schizzo originale. Questo atteggiamento si rifletteva anche nelle sue piccole sculture, infatti, Rodin aveva l’abitudine di ruotare i suoi disegni, proprio come mostrano le annotazioni scritte in diversi orientamenti.


Grande, inoltre, il suo rimanere abbagliato e affascinato dalla frammentarietà delle antiche statue greche e romane che aveva avuto l’opportunità di ammirare nelle collezioni come quella del British Museum.

Le statue greche e romane sono infatti note per essere parzialmente consumate dai segni del tempo, mentre altre sono state danneggiate e rotte a seguito delle rimozioni forzate dal loro ambiente originale. Per Rodin questo stato di danneggiamento delle statue antiche sembrava invece aumentarne il potere espressivo; iniziò così a sperimentare nelle sue creazioni, rimuovendo volutamente parti delle proprie opere.
Rodin - The Inner Voice (1886) © Fotografia di Erika Argiolas

The Inner Voice” faceva inizialmente parte di un gruppo di tre figure che Rodin concepì per un monumento allo scrittore francese Victor Hugo. Il ginocchio è stato prima rotto per adattare la scultura al monumento. Alla fine la figura è stata ingrandita e presentata da sola. Tuttavia, Rodin ha mantenuto il ginocchio troncato, abbracciandone la rimozione come parte della storia dell'oggetto.

La mostra nasce grazie alla speciale collaborazione tra il Museé Rodin che ha offerto al Tate accesso senza precedenti alla sua collezione.

Con oltre 200 opere in mostra, molte delle quali mai viste prima al di fuori della Francia, ci si presenta davanti agli occhi uno spettacolo esorbitante, testimone della continua sperimentazione di Rodin, considerando le complesse dinamiche del laboratorio, così come anche le collaborazioni tra artista e i suoi modelli e collaboratori, tra cui ricordiamo Camille Claudel, l’attrice giapponese Ohta Hisa e l’aristocratica tedesca Helene Von Nostitz.

Rodin - Busto di Ohta Hisa © Fotografia di Erika Argiolas

Auguste Rodin ha portato un nuovo realismo espressivo alla scultura figurativa.

Rodin - The Burghers of Calais © Fotografia di Erika Argiolas

La bellezza scorre nelle vene di questa mostra e i processi creativi dell'artista vengono messi a fuoco nettamente; gli intonaci sono scoloriti, segni di grafite e la fusione dei componenti visibili. Opere come The Burghers of Calais (1889), il cui calco restaurato è illuminato dalle finestre della Tate Modern, le sue figure una massa contorta di pura emozione, parlano della capacità di Rodin di trasmettere come il corpo si sente in ogni nervo e tendine.

Rodin - Il Pensatore © Fotografia di Erika Argiolas
“Ciò che fa pensare il mio pensatore è che pensa non solo con la sua mente, con la sua fronte annodata, le sue narici dilatate e le labbra serrate, ma con ogni muscolo delle sue braccia e gambe, con il suo pugno chiuso e le dita dei piedi serrate "

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